Spesometro: i nuovi chiarimenti dell’Amministrazione finanziaria

Spesometro: i nuovi chiarimenti dell’Amministrazione finanziaria

Con Risoluzione 28 luglio 2017, n. 104, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le violazioni degli obblighi connessi all’invio dati fatture e comunicazioni periodiche IVA (rispettivamente, articoli 21 e 21-bis, D.L. n. 78/2010) sono sanzionate dall’articolo 11, commi 2-bis e 2-ter, del D.Lgs. n. 471/1997.

Queste hanno, dunque, natura amministrativo-tributaria e, pertanto, risulta loro applicabile l’istituto del ravvedimento operoso previsto dall’articolo 13,  D.Lgs. n. 472/1997. 

Relativamente allo spesometro, è prevista la sanzione di 2 euro per ciascuna fattura, fino ad un massimo di 1.000 euro per ciascun trimestre. Inoltre qualora la comunicazione omessa viene effettuata entro 15 giorni dalla scadenza, o una comunicazione errata viene corretta entro tale termine, la sanzione viene ridotta alla metà (1 euro per ciascuna fattura fino a € 500 per ciascun trimestre).

Diversamente per la Comunicazione dati delle liquidazioni periodiche, la sanzione va da un minimo di 500 euro ad un massimo di 2.000 euro. Anche in questo caso è prevista la riduzione al 50% se la trasmissione è effettuata (o corretta) entro 15 giorni dalla scadenza.

Con Risoluzione 28 luglio 2017, n. 105, invece, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i produttori agricoli di cui all’articolo 34, comma 6, D.P.R. n. 633/1972 possono beneficiare dell’esonero dall’obbligo di trasmissione telematica dei dati delle fatture emesse e di quelle ricevute e registrate solo se svolgono l’attività in terreni ubicati in misura maggiore al 50% nelle zone montane di cui all’articolo 9, D.P.R. n. 601/1973, ossia l’attività deve essere svolta in terreni:

  • situati ad una altitudine non inferiore a 700 metri sul livello del mare e in quelli rappresentati da particelle catastali che si trovano soltanto in parte alla predetta altitudine;
  • compresi nell’elenco dei territori montani compilato dalla commissione censuaria centrale;
  • facenti parte di comprensori di bonifica montana.

L’elemento discriminatorio è costituito dal luogo in cui sono situati i terreni oggetto di attività agricola e non il domicilio fiscale dei soggetti proprietari.

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