Per la reintegra il lavoratore deve provare la non proporzionalità della sanzione rispetto alla condotta

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In materia di licenziamento illegittimo, per ottenere la tutela reale, e quindi la reintegra nel posto di lavoro (comma 4 dell'art. 18 Statuto dei lavoratori), il lavoratore deve provare che il fatto addebitato non sussiste, non è a lui imputabile oppure è irrilevante sul piano disciplinare.La Corte di Cassazione ha ritenuto che il ragionamento vale anche per la sanzione sproporzionata rispetto alla condotta, se tale sproporzione è confermata dal CCNL applicato o dai codici disciplinari: altrimenti il lavoratore deve provare l'eccessiva gravosità della sanzione rispetto al comportamento che ha fatto scattare il licenziamento. Con la Sentenza n. 5188 del 21 febbraio 2019 viene esclusa la reintegra e condannato al solo risarcimento del danno (comma 5 art. 18 Statuto dei lavoratori) il datore di lavoro, che ha licenziato il dipendente per una e-mail ritenuta lesiva della reputazione della ditta. Il CCNL non prevede una mera misura conservativa per un'ipotesi simile e il lavoratore non ha provato la legittimità della facoltà di critica.

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