Il fallimento dell'appaltatore non impedisce l'azione diretta

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La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza n. 15558 del 10 giugno 2019, ha ritenuto legittima l'azione diretta promossa dal dipendente dell'appaltatore fallito nei confronti del committente di quest'ultimo, al fine di ottenere le retribuzioni non percepite dal proprio datore di lavoro. Secondo la Corte infatti, l'iniziativa ex art. 1676 c.c. era stata promossa dal dipendente prima della dichiarazione di fallimento e pertanto il credito vantato dall'appaltatore nei confronti del committente non entra nell'attivo, né quindi può pregiudicare le ragioni creditorie della massa fallimentare.

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