Il contratto a tempo determinato: le nuove causali giustificative

Il contratto a tempo determinato: le nuove causali giustificative

La disciplina del contratto a tempo determinato è stata oggetto negli ultimi anni di continue modifiche, le ultime delle quali sono frutto del DL n. 73/2021, il cosiddetto c.d. Decreto Sostegni bis che ha introdotto la possibilità per la contrattazione collettiva (nazionale, territoriale o aziendale) di definire nuove causali giustificative per l'instaurazione di rapporti a termine di durata superiore ai 12 mesi, nel rispetto della durata massima complessiva di 24 mesi. Tali nuove causali si affiancano ad altre già esistenti, ma di difficile applicazione.

Il 14 settembre 2021, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha illustrato le modifiche normative intervenute nella Nota n. 1363, evidenziando le conseguenze di tali novità rispetto alle condizioni per le proroghe ed i rinnovi dei contratti a tempo determinato, ed i possibili riflessi relativamente all'ulteriore contratto (eccedente il limite massimo dei 24 mesi o il diverso limite previsto dai contratti collettivi) di cui all'art. 19, comma 3 del D.Lgs n. 81/2015. 

Secondo l'articolo 19, comma 1 del D.Lgs n. 81/2015, la stipula di un contratto a termine di durata superiore ai 12 mesi comporta l’obbligo, in caso di rinnovo o proroga dopo i primi 12 mesi, di indicare le causali giustificative, pena la trasformazione in contratto a tempo indeterminato. 

In tal senso fanno eccezione le attività stagionali, per le quali non vi è obbligatorietà ai sensi del DPR n. 1525/1963, nelle ipotesi individuate dai contratti collettivi.

Si ricorda inoltre che i diversi provvedimenti succedutisi per affrontare l'emergenza sanitaria da Covid-19 hanno previsto, da ultimo, la possibilità fino al 31 dicembre 2021 di rinnovare o prorogare, per una sola volta, i rapporti a tempo determinato, senza apposizione di alcuna condizione, per un massimo di 12 mesi e nel rispetto del limite complessivo di durata di 24 mesi.

In linea generale, per poter stipulare un contratto di lavoro subordinato a termine devono sussistere almeno una delle seguenti condizioni:

  • esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività, o di sostituzione di altri lavoratori;
  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell'attività ordinaria.

Vista la difficile applicabilità delle suddette causali legali, l'articolo 41-bis del DL n. 73/2021 ha inserito la lettera b-bis) al comma 1 dell'articolo 19 del D.Lgs n. 81/2015, introducendo così la possibilità, per la contrattazione collettiva anche territoriale o aziendale, di individuare specifiche esigenze per l'instaurazione di rapporti a tempo determinato di durata superiore a 12 mesi, ma non eccedente i 24 mesi.

La Nota n. 1363/2021 dell'INL evidenzia che, nell'individuazione delle nuove casistiche, la norma non pone alla contrattazione collettiva particolari vincoli contenutistici, né determinate caratteristiche, limitandosi a stabilire che le causali contrattuali rispondano a specifiche esigenze.

Peraltro, la contrattazione collettiva deve definire ipotesi concrete e, quindi, precise e puntuali, e non ricorrere a formulazioni generiche (ad esempio " ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo..."), che necessitino di ulteriori declinazioni all'interno del contratto individuale.

L'estensione delle causali giustificative, con l'aggiunta di quelle di origine contrattuale, ha effetto non soltanto sulla stipula del primo contratto di durata superiore ai 12 mesi, ma anche sulle disposizioni relative agli istituti del rinnovo e della proroga.

Infatti, l’art. 21 del D.Lgs n. 81/2015 rinvia espressamente alle causali contenute nell'articolo 19, comma 1 del D.Lgs n. 81/2015, tra le quali rientrano anche, a partire dal 25 luglio 2021 (data di entrata in vigore della legge di conversione del Decreto Sostegni-bis), quelle individuate dalla contrattazione collettiva. Pertanto, risulta possibile rinnovare o prorogare oltre i 12 mesi un contratto a tempo determinato in forza delle causali individuate dai contratti collettivi.

In tal senso, l'INL precisa che la facoltà di rinnovo/proroga in base alle nuove casistiche stabilite dalla contrattazione collettiva ha carattere strutturale e non risulta condizionata temporalmente, con la conseguenza che la stessa potrà essere esercitata anche successivamente al 30 settembre 2022.

Permane invece la limitazione temporale alla data del 30 settembre 2022 nella sola ipotesi della stipula di contratti a termine di durata iniziale superiore ai 12 mesi per esigenze contrattuali.

In particolare, al comma 1.1 dell'articolo 19 del D.Lgs n. 81/2015 viene fatto riferimento al primo contratto a termine tra le parti, disponendo che: "il termine di durata superiore a dodici mesi, ma comunque non eccedente ventiquattro mesi, di cui al comma 1 del presente articolo, può essere apposto ai contratti di lavoro subordinato qualora si verifichino specifiche esigenze previste dai contratti collettivi di lavoro di cui all'articolo 51, ai sensi della lettera b-bis) del medesimo comma 1, fino al 30 settembre 2022".

Il termine ultimo del 30 settembre 2022 si riferisce alla formalizzazione del contratto, e potrà prevedere una durata del rapporto oltre tale data nel rispetto del limite complessivo dei 24 mesi. Successivamente al 30 settembre 2022, l'instaurazione di un primo rapporto a tempo determinato di durata superiore ai 12 mesi sarà consentita esclusivamente in base alle causali legali (quindi ai sensi delle esigenze definite alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 19 del D.Lgs n. 81/2015).

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