Danno da mobbing: prova mediante presunzioni gravi, precise e concordanti

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In tema di danno da mobbing, la prova dell'elemento intenzionale e vessatorio del datore di lavoro deve essere fornita dal lavoratore, anche sulla base di presunzioni, purché queste siano gravi, precise e concordanti.È quanto ha statuito la Corte di Cassazione con l'Ordinanza n. 23918/2019, secondo cui non bastano le mere affermazioni della lavoratrice ricorrente, la quale lamentava che, a causa del suo trasferimento con mutamento della qualifica, orario di lavoro diurno e conseguente diminuzione della retribuzione, era stata costretta a dimettersi con riduzione dell'importo pensionistico, al contrario dei suoi colleghi ai quali era stata concessa la possibilità del telelavoro notturno.

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